Skip to content

Due occhi grandi, un punto di vista unico.

17 novembre 2010

C’era una volta… (tu)

Claudia, una bambina molto timida e molto bassa che amava giocare con i Lego.

… e poi arrivò la fotografia. (La vostra storia)

Posso dire che amo praticamente da sempre la fotografia. Da bambina osservavo mio padre scattare foto con la sua kodak con la custodia di pelle marrone e ne rimanevo affascinata. 

Ho continuato, parallelamente ai miei studi scientifici a coltivare questa passione ma in maniera del tutto amatoriale, per non dire “vacanziera”.  A diciotto anni i miei genitori mi  hanno regalato la mia prima reflex analogica, una olympus OM10. Qualche anno dopo ho iniziato ad utilizzare praticamente solo macchine fotografiche digitali, che mi hanno permesso di migliorarmi dal punto di vista tecnico. Ora son felicemente tornata all’analogico, anche se per piccole commissioni utilizzo comunque la mia reflex digitale.

Macchina foto è uguale a…? cosa significa per te tenere in mano una macchina fotografica? Che emozioni ti da?

Parto dal punto fondamentale che  sin da piccola penso di aver avuto una forte attitudine creativa. La fotografia è forse il modo per esprimermi che mi riesce meglio. Sicuramente e’ quello che mi gratifica di più.

Quando scatto non penso più a niente, tutto si concentra in quell’istante, lo spazio e la gente intorno a me scompaiono… è un po’ come una magia.

In che mood sei quando hai una voglia matta di uscire a fare foto?

E’ la stessa sensazione di quando sei bambino, sei in casa obbligato a fare i compiti ma vedi che i tuoi amici sono fuori a giocare a nascondino e vorresti uscire e unirti a loro.

Guadi una tua foto e dici WOW. Cos’è che te lo fa dire?

Dico wow quando ho una fortissima aspettativa nei confronti di quel preciso scatto e tale aspettativa viene ripagata appieno. Poche volte ho piacevoli sorprese, spesso (purtroppo) sono spiacevoli.

Cosa cerchi di fissare in uno scatto di solito? E se è evoluta la tua ricerca, che percorso ha fatto?

Amo cogliere momenti, non saprei come altro definirlo. Quello che cerco nelle mie foto è di trasmettere una sensazione di intimità e naturalezza. Mi piace l’idea che una persona che guarda una mia foto per la prima volta provi una sensazione di relax ma allo stesso tempo che quella foto gli susciti degli interrogativi. Faccio anche molta attenzione alle geometrie, mi piace che le linee delle strutture riescano a sposarsi con la figura umana.

Questo “modo” di fare foto è quello che forse avrei sempre voluto avere, ma devo dire che mi sento sulla giusta direzione solo da qualche mese a questa parte, forse anche merito di un paio di workshop che ho frequentato.

Da chi arriverebbe o è arrivato il commento/complimento a cui tieni di più? E cosa direbbe/diceva?

Ho frequentato un workshop tenuto da Mark Steinmetz, un bravissimo fotografo americano e per la prima volta ho fatto davanti a degli sconosciuti la lettura del mio portfolio. Le belle parole che hanno speso sia Mark che alcuni colleghi del corso mi hanno dato una carica che non avevo mai provato prima.

Quando ti ispiri a qualcuno in che modo lo fai?

Non so se mi ispiro a qualcuno, sicuramente però  andare a mostre, guardare foto e leggere libri di fotografia aiuta ad avere più consapevolezza di quello che si sta facendo.

Paesaggi o ritratti? Cosa ti stimola nel fare le foto ai parties?

Quello che sto cercando di fare è riuscire a includere le figure umane all’interno di un contesto “paesaggistico”. Realizzare delle foto complete, se cosi si possono definire.

Le foto ai parties sono state per me fondamentali per liberarmi da una serie di insicurezze legate soprattutto allo scattare foto alle persone. Diciamo che è stato un eccellente allenamento per quello che ora desidero fare.

Il tuo album preferito, la storia che hai scattato a cui sei più affezionata?

Credo che le foto che ho scattato quest’estate, e che ho raccolto in una mostra intitolata “last summer, I understood” che ho presentato il 6 novembre a Treviso siano quelle a cui attualmente sono più affezionata. In un certo senso sono la materializzazione di un cambiamento che ho deciso di compiere, sia dal punto di vista stilistico che personale.

Se la tua fotografia fosse un libro, un film e una canzone, sarebbe…

Ho trovato molta empatia con il tipo di foto che faccio/vorrei fare nell’ultimo film di Sofia Coppola, “Somewhere”.

Analogico o digitale? … e perché?

Sono tornata all’analogico da circa un anno. Credo non lo abbandonerò per un bel po’, mi da molta più soddisfazione e mi fa essere molto più concentrata nello scatto.

Da dove arrivi, dove sei ora, e dove stai andando? Fisicamente e metaforicamente s’intende…

Arrivo da Treviso, cittadina di provincia del nord est. Pur essendo molto legata alla mia terra ho sempre fatto molta fatica a rapportarmi con la mia città e la mentalità di chi ci vive, per questo ho deciso di trasferirmi a Milano, città in cui attualmente vivo da poco più di un mese. Checche’ ne dicano a me stare qui piace, la trovo una città “contenitore”; c’è tutto, troppo, sta a te scegliere cosa fare o non fare.

Per quanto riguarda il “dove stai andando” non te lo so proprio dire, spero comunque nella giusta direzione!

Qualcosa che hai fatto, in generale, nella tua vita cui vai fiera.

Forse aver preso la decisione di mollare la mia città e il mio lavoro per “reinventarmi” da un’altra parte, con i rischi che questo comporta. Sono fiera di ciò che ho fatto e per come sto  emotivamente ora credo di aver fatto la cosa giusta.

claudiazalla.tumblr.com
 
No comments yet

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: