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No anchor.

26 gennaio 2011

E’ capitato a tutti e nemmeno così raramente di cadere, fare ruzzolini, sbattere contro o incastrarsi in qualcosa finendo per farsi male.

Insomma, siamo umani e non siamo perfetti e se non stiamo attenti finiamo per combinare qualche danno, normale.

C’è una lettura che ho aftto qualche tempo fà, dal titolo Psicopatologia della vita quotidiana di Freud, che in realtà mi ha aperto ad una visione della questione, un po’ diversa del “oh che sbadata che sono!”.

Cerco di spiegarmi meglio. Se ti fai male, se dimentichi o rompi qualcosa, non è detto che sia semplicemente un avvenimento casuale. A volte la mente a nostra insaputa architetta che certe cose accadano per uno scopo che in fondo (a volte davvero profondo) sappiamo, ma che cerchiamo di nascondere.

Nel mio caso, cadere, sbattere la capoccia, passare sei ore in ospedale è stato sì causato dallo sdrucciolamento su un pavimento che sarebbe da denuncia, ma la mia mente e il mio corpo, secondo me volevano dirmi qualcosa. Un messaggio nemmeno troppo sussurrato che mi suggerisce di fermarmi un attimo. Corro troppo faccio troppo e voglio fare di più, impossibile!

Non so se darò ascolto al mio occhio nero che ora tutte le mattine cerca di ricordarmi il messaggio, di buttare le ancore non sono ancora pronta, ma credo che forse per il caro Freud sarei potuta essere un caso interessante.

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